martedì 24 settembre 2019

La scuola del Regno a Camaldoli. Intervista a Radio Vaticana




I cattolici devono fare politica ma non serve un partito. È un concetto più volte ripetuto da papa Francesco che ha invitato a lavorare sulla formazione dei giovani. In questo senso va la scuola di politica del Regno a Camaldoli che prenderà il via giovedì 26 settembre e proseguirà fino a domenica 29 settembre. «Non di solo pane vivrà l'uomo» è il titolo del percorso di cultura politica che quest'anno avrà come tema «Alle radici della crisi attuale. Rivoluzioni e totalitarismi».

Le ragioni dell'appuntamento di Camaldoli sono state presentate dal direttore del Regno, Gianfranco Brunelli, nel corso di una diretta su Radio Vaticana (qui a partire dal minuto 30'55" https://bit.ly/2kRmurB).

«Quando abbiamo pensato questa iniziativa – ha spiegato Brunelli - abbiamo immaginato che oggi, di fronte ai nazionalismi che ritornano, ai sovranismi e ai populismi, ci fosse la necessità di un pensiero profondo e di un riesame della nostra storia recente e del Novecento in particolare, in un confronto con l'attualità senza facili analogie o sovrapposizioni». L'obiettivo della scuola è quello di «riprendere lo studio e la formazione dei concetti fondamentali attraverso i quali noi riusciamo a descrivere e narrare ciò che accade. Questo tenendo come riferimento le vicende internazionali e quelle del nostro Paese».

Se vogliamo che i cattolici tornino consapevolmente e autonomamente in politica, al di fuori degli schemi del passato – come ha ricordato il direttore del Regno – debbono essere in condizione di farlo, con una capacità analitica del presente e una memoria sufficiente del passato e fuori da ogni strumentalizzazione, capaci di pensare e progettare il futuro. Per questo durante la quattro giorni di Camaldoli «ci confronteremo su temi del passato, sui nazionalismi e fascismi, sui comunismi, sulle nuove tecnologie e sui modelli democratici per l'Italia e per l'Europa».

C'è un vuoto formativo su questi temi che riguarda anche il mondo cattolico. «C'è stato un tempo forse anche troppo lungo – ha proseguito Brunelli – in cui, anche alla luce della fine del partito cattolico, la DC, per distinguere l'impegno dei cattolici dalla realtà del passato, si è creata indifferenza alla politica. Oggi bisogna tornare su tutti i livelli, il livello culturale, quello sociale, economico e politico-istituzionale; nessuna strada è esclusa all'impegno civile dei cattolici. Appartiene alla nostra identità profonda, l'annuncio che dobbiamo dare del Vangelo, l'impegno e la responsabilità anche della cosa pubblica».

Una sessione delle quattro giornate sarà dedicata alla memoria di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare la Shoa. «Il vuoto formativo c'è. La politica è diventata quasi sempre e soprattutto percepita come tattica di breve periodo, come ostentazione di se stessi – ha ricordato Piero Stefani, biblista, docente alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale, che sarà relatore a Camaldoli –. È molto difficile in questo contesto il senso profondo dell'impegno politico. Senza andare a una riflessione di più lungo periodo, anche la dinamica del presente è poco comprensiva. C'è una specie di paradosso che la storia condiziona tanto di più quanto meno la si conosce».

Tra i relatori anche Paolo Segatti, docente di sociologia all'Università statale di Milano, a cui è affidato il compito di riflettere sulle «Nuove definizioni. Quando dico “populista”». «È vero che l'uso di una forte retorica populista in particolare nel tracciare un confine tra le élite e un popolo pensato come unitario ha un effetto di stimolo alla partecipazione, come ci dicono i dati non solo in Italia ma anche in altri paesi europei – ha spiegato Segatti –. La democrazia però non è solo partecipazione ma è anche rispetto delle minoranze. Da questo punto di vista la retorica populista pone dei problemi. Per cui il risultato è ambiguo: può mobilitare, portare alla partecipazione, nel contempo se populismo viene inteso come monopolio morale della rappresentanza allora pone dei problemi dal punto di vista del rispetto delle minoranze».

Davanti al vuoto formativo, risulta fondamentale il ruolo che deve svolgere l'informazione. «Per certi versi la politica è di per sé una cosa molto complicata sulla quale si danno giudizi molto generali e molte volte alimentata da pregiudizi – ha proseguito il sociologo –. Costruire informazione è decisivo anche perché abbiamo visto che in passato e anche adesso i media non aiutano. Iniziative come questa di Camaldoli sono molto importanti perché una democrazia senza informazione e senza un pubblico, almeno una minoranza estesa di cittadini informati, attenti, capaci di elaborare le informazioni che arrivano sulla base delle loro convinzioni e dei dati oggettivi, è importante. Senza questo la democrazia non funziona o funziona male».

La scuola è inscritta all'interno della tradizione della memoria e della ispirazione cristiana, ha concluso il direttore del Regno ricordando il titolo individuato per la scuola di politica «Non di solo pane vivrà l'uomo». «La citazione di Luca e Matteo – ha detto Brunelli durante il collegamento con Radio Vaticana – ci ricorda e ci consente di capire come non solo l'autonomia delle cose terrene non basti a se stessa, ma ci consente anche di capire come l'idea stessa di laicità è radicata nel primato di Dio. Noi abbiamo bisogno di ristabilire continuamente nella presenza e nell'impegno nella responsabilità pubblica la differenza e allo stesso tempo la corrispondenza tra la storicità e la trascendenza della nostra fede».

 Per informazioni www.ilregno.it

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