venerdì 11 novembre 2016

USA 2016: protesta bianca elegge Donald Trump (intervista a Erik Jones)



Dopo otto anni di governo democratico i repubblicani rimettono piede alla Casa Bianca grazie
al candidato «anomalo» Donald Trump, che alle elezioni dell’8 novembre ha ottenuto i voti di 279 grandi elettori sui 270 necessari per vincere. Il miliardario newyorkese, che dopo una delle peggiori campagne elettorali della storia ha battuto la sua rivale democratica Hillary Clinton, ferma a 218 grandi elettori, è il 45° presidente degli Stati Uniti d’America. I repubblicani hanno anche riconfermato il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato. L'intervista competa al docente di
European Studies and International Political Economy e direttore degli European and Eurasian Studies presso la sede di Bologna della Johns Hopkins University (School of Advanced International Studies), sarà pubblicata sul n. 18 di Attualità.





– Professor Jones, si aspettava una vittoria così netta di Trump?
«No, è stato uno shock assistere al verdetto uscito dallo scrutinio dei seggi. Era naturalmente una delle possibilità, ma non mi aspettavo un risultato di questo tipo, anche perché i sondaggi davano altre indicazioni.
Tra tutte le campagne elettorali a cui ho assistito, questa è stata una delle più anomale: Clinton e Trump sono stati i candidati peggiori che io possa ricordare. Fino alla fine abbiamo pensato che potesse vincere la democratica non perché fosse la migliore candidata, ma perché era meglio del rivale repubblicano. Quando a pochi giorni dal voto il direttore della FBI ha annunciato nuove verifiche per lo scambio di documenti ufficiali attraverso l’email privata da parte dell’allora segretario di stato, abbiamo cominciato a sospettare che potesse vincere Trump, ma non abbiamo mai immaginato che potesse farlo con questi numeri. È stato un vero shock».