martedì 21 giugno 2016

Questo è un Concilio. Speriamo diventi una consuetudine

Intervista a p. John Chryssavgis, portavoce del Patriarcato Ecumenico
a cura di Daniela Sala*

- Perché questo Concilio, e perché ora?

"Il Concilio è stato in itinere per molto molto tempo, erano secoli che le Chiese ortodosse non si trovavano insieme per affrontare i problemi e le preoccupazioni comuni. In un certo senso possiamo anche dire che un Concilio ampio come questo, dove sono presenti dieci Chiese, non si è mai tenuto nella storia.

Questo è anche il motivo per cui sta cercando di capire come deve muoversi e funzionare. L’idea fu concepita circa un secolo fa, e all’incirca 60 anni fa, più o meno quando i vostri lettori cominciavano a leggere Il Regno, iniziò la sua preparazione. E’ stata una preparazione molto lunga proprio a motivo dell’importanza della conciliarità nelle Chiese ortodosse, perché noi crediamo che la conciliarità non sia solo un lusso o una forma d'incontro come altre, ma sia invece parte dell’identità delle Chiese ortodosse, parte del loro DNA.

Potrei dire, in risposta alla domanda 'perché ora?', che è come se avessimo aspettato troppo; avrebbe dovuto essere molto tempo fa, grazie a Dio è ora".

- Perché quattro Chiese non sono venute? C’è anche un problema politico?

"Non voglio parlare a nome delle altre Chiese o supporre perché non siano venute, e voglio dare loro il beneficio del dubbio e dire che rispetto le ragioni per cui non sono venute; immagino, per quel che sappiamo della situazione del Medio Oriente, le difficoltà del Patriarcato di Antiochia, o per la Russia del Patriarcato di Mosca.
Immagino che anche loro siano sottoposti a pressioni molto forti, e che abbiano riflettuto molto seriamente e dolorosamente se venire o meno, decidendo – quale che sia il motivo – di no.

Posso rispondere alle motivazioni ufficiali che hanno dato, e queste ragioni, non dico a me, ma a tutte le Chiese che sono qui, come è apparso chiaramente nelle sessioni di ieri, non sono parse sufficienti per non partecipare. Per questo abbiamo avvertito delusione, perché tutte le ragioni addotte si sarebbero potute affrontare in questa sede.

La Georgia non vuole i matrimoni misti e per questa ragione non è venuta, Antiochia li vuole e per questa ragione non è venuta. Oppure la questione del calendario: Mosca e la Bulgaria hanno detto che non volevano discutere il calendario, Antiochia ha detto che voleva discuterlo. Le Chiese che sono presenti qui hanno manifestato la volontà di affrontare i problemi qui e non altrove".

- Quali sono i problemi tra le Chiese ortodosse? C’è anche l’ecumenismo tra questi problemi, e in caso affermativo, perché?

"Diciamo che proprio per il fatto di non essersi mai incontrate prima su questa scala, di non essersi mai incontrate prima per confrontarsi sulle questioni più recenti, e l’ecumenismo è un fenomeno recente, iniziato – di nuovo – più o meno quando nasceva Il Regno, non si è creato su diverse questioni un sentire comune.
Durante questi 60 anni il Patriarcato Ecumenico ha assunto un ruolo di leadership nel movimento ecumenico, e sappiamo che il patriarca Bartolomeo ha un’amicizia molto stretta con papa Francesco, e prima di lui con papa Benedetto e Giovanni Paolo II. Questa relazione esiste a livello di dialogo, a livello pratico e a livello di amicizia.

Ma non tutte le Chiese sono allo stesso punto, per esempio le Chiese di Georgia e Bulgaria non hanno lo stesso tipo di relazione con la Chiesa cattolica romana o con la Comunione anglicana. Sono molto più riservate, molto più preoccupate sotto questo profilo. La Chiesa russa, che recentemente ha vissuto uno splendido incontro tra il patriarca Cirillo e papa Francesco, però a livello dei fedeli vede più resistenze, più difficoltà.
Così, per rispondere alla domanda, fin dagli esordi del movimento ecumenico, con l’Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese nel 1948 e così via, e l’incontro tra il patriarca Atenagora e Paolo VI, l’ecumenismo si è sviluppato a un passo diverso tra le diverse Chiese ortodosse, così che Bartolomeo non è allo stesso punto della Georgia.
Quindi il problema è che non ci siamo incontrati tra di noi per parlare. Il Concilio potrebbe portare una forma di vicinanza, potrebbe creare delle 'linee guida' fra le Chiese; e dove la gente ha dei timori rispetto a questo tema, altre Chiese – la maggioranza, possiamo dire, pensiamo alle Chiese di Albania, Romania, Alessandria, Grecia, tutte queste Chiese sono aperte al dialogo e alle relazioni – potrebbero parlare, rassicurare e contribuire a stabilire una direzione comune".

- Che cosa succederà dopo il Concilio? C’è già un percorso delineato? Ci saranno altri Concili dopo questo?

"Nelle sessioni di ieri diversi patriarchi si sono espressi in questo senso: il patriarca di Romania, per esempio, ha auspicato di incontrarsi ogni 7 o 10 anni, altri a intervalli più liberi. Solo il tempo dirà quali saranno gli sviluppi. Lo scopo di questo Concilio è fare sì che il Concilio sia un evento più “normale” per la vita delle Chiese ortodosse.
Già nelle due sessioni di ieri si è parlato di tenere concili su questioni più specifiche, per esempio i nostri problemi interni, o la bioetica, la missione e così via. Credo che la gente consideri questo come l’inizio di un processo che diventerà via via più naturale per le Chiese ortodosse.
Questo è stato il primo passo, incerto e prudente come quello di un bambino che inizia a camminare, ma quando riesce poi sorride, pensando che è stato bellissimo".
- Le decisioni che verranno prese qui saranno vincolanti anche per le Chiese ortodosse che non hanno partecipato?

"Non parlo a nome del Concilio ma del Patriarcato Ecumenico, e dico che l’idea qui è che sia un Concilio panortodosso, perché è stato deciso insieme che fosse tale nel gennaio scorso, e quindi è un Concilio panortodosso al quale 4 Chiese non hanno partecipato.
Per questo le decisioni saranno vincolanti, anche se una Chiesa non è presente, per sua scelta. Abbiamo altri esempi del genere, di Concili a cui alcune Chiese non parteciparono, ma le cui decisioni non vennero mai messe in discussione. Per esempio l’importante Concilio del 1872, che condannò il nazionalismo religioso, il 'filetismo', come un’eresia. La Chiesa russa non c’era, e tuttavia è senza dubbio vincolante e recepito come tale.
Anche la recezione di questo Concilio da parte del popolo di Dio sarà un processo importante, come per tutti i concili ecumenici, anche se ci dovessero volere 10, 20 anni perché qualcosa possa essere autenticamente recepito e riconosciuto".

* L'intervista verrà pubblicata sul prossimo numero de Il Regno attualità (10/2016) 

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