lunedì 20 giugno 2016

Prima giornata: maggiori le difficoltà, maggiore l'urgenza di un Concilio

Kolympari, Creta. Si è aperto stamattina anche nella sua fase assembleare, con il discorso inaugurale del patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Santo e grande Concilio panortodosso. I patriarchi, i vescovi e i delegati delle 10 Chiese ortodosse autocefale presenti erano riuniti nell’Accademia ortodossa, nei pressi del monastero di Gonia, a Kolympari. Alla sessione inaugurale e a quella conclusiva sono presenti anche osservatori invitati di altre Chiese cristiane: per il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ci sono il card. Kurt Koch, Brian Farrell e Hyacinthe Destivelle; per gli altri non è disponibile un elenco ufficiale. Alla stampa è consentito l’accesso in una tenda appositamente attrezzata subito al di fuori del cancello dell’Accademia, ma un gruppo è stato accompagnato per una breve permanenza all’interno.

Prima di iniziare il suo discorso, Bartolomeo I ha ringraziato tutti quelli che stanno pregando per il Concilio, tra i quali papa Francesco nell’Angelus di ieri, e ha poi letto le risposte dei patriarchi di Mosca, Cirillo, e di Antiochia, Giovanni, al rinnovato invito che venerdì era stato fatto loro dalla “piccola sinassi” tenutasi qui a Creta a riconsiderare la loro decisione di non partecipare. Gli altri due patriarchi non hanno risposto. Più tardi, durante la conferenza stampa del pomeriggio, il portavoce del Concilio, l’arcivescovo Job di Telmesso, ha asserito: “L’assenza delle quattro Chiese è dovuta a loro problemi interni, e non a questioni legate ai documenti che dovremo discutere, che sono stati sottoscritti da tutti durante la fase preparatoria del Concilio”.

L’intervento del patriarca Bartolomeo, che ha fortemente creduto in questo processo conciliare avviato e portato avanti dai suoi predecessori Atenagora e Demetrio, si è soffermato sul significato teologico della sinodalità come qualità essenziale e costitutiva della Chiesa. “Senza sinodalità non esiste l’unità della Chiesa”, e per questo la Chiesa antica istituì i concili per affrontare le questioni dottrinali o pratiche. E tutte le Chiese ortodosse sono costituite sulla sinodalità, con i loro Sinodi, che sono un modello per tutte le Chiese cristiane. Ma la sinodalità non si esaurisce a livello locale, di qui l’importanza di portare avanti il processo di questo Concilio a livello globale, e l’impossibilità viceversa di rimandarlo una volta stabilito per consenso che si dovesse tenere, e una volta approvati per consenso l’agenda e i diversi documenti (vedi scheda).

Tutti i primati delle rispettive Chiese hanno preso la parola dopo Bartolomeo, e anche se non si è entrati ancora nei temi in agenda, sono emerse questioni generali di grande interesse. Prima di tutte, il significato della conciliarità per le Chiese ortodosse e il significato dell’assenza di quattro patriarchi (Russia, Bulgaria, Georgia, Antiochia). Secondo, l’auspicio che questo Concilio sia il primo di una serie, e anzi che il Concilio diventi in un certo modo una realtà permanente tra le Chiese ortodosse. Terzo, l’arcivescovo Anastasio di Tirana ha sollevato una questione che sicuramente sarà ripresa, anche se forse non qui dove l’agenda è già fissata: il metodo delle decisioni. Il consenso, infatti, che le Chiese ortodosse hanno introdotto come sistema in tempi recenti (negli anni Novanta), sta dando forse più problemi che soluzioni, per cui la proposta è ritornare al canone sesto del primo concilio ecumenico, il concilio di Antiochia, che stabiliva che le decisioni venissero prese a maggioranza.

Scheda - Sintesi dei temi in discussione


Autonomia

Il Concilio affronterà la questione della Autonomia e mezzi per proclamarla. L’autonomia è uno status canonico d’indipendenza relativa o parziale di una porzione ecclesiale dalla giurisdizione canonica della Chiesa autocefala cui appartiene (e per Chiese autocefale, è utile ricordarlo, s’intendono le Chiese, generalmente nazionali, che sono indipendenti dal Patriarcato di Costantinopoli e si governano autonomamente). L’avvio e il completamento del processo di autonomia è una prerogativa canonica della Chiesa autocefala che governa il territorio interessato, che deve essere dentro i confine della sua regione geografica canonica. Nell’area della diaspora ortodossa non possono essere stabilite delle Chiese autonome se non attraverso un consenso panortodosso, garantito dal patriarca ecumenico in accord con la pratica panortodossa prevalente. Attualmente ci sono 6 Chiese autonome: la Chiesa di Creta, la Chiesa di Finlandia e la Chiesa di Estonia sotto il Patriarcato Ecumenico; la Chiesa del Sinai sotto il Patriarcato di Gerusalemme; la Chiesa del Giappone e la Chiesa ucraina sotto il Patriarcato di Mosca. Il documento approvato a Chambesy nel 2015 stabilisce le procedure per istituire una nuova Chiesa autonoma, poiché intorno a questo tema nel passato anche recente vi sono stati casi di rottura della comunione tra due o più Chiese ortodosse.

Diaspora

Nel corso del Novecento, a causa di guerre e persecuzioni molti fedeli ortodossi sono fuggiti dai loro paesi e hanno costituito Chiese altrove, che hanno continuato a fare riferimento ai Patriarcati di appartenenza. Perciò è tuttora un problema, e un problema che tutte le Chiese ortodosse vogliono risolvere quanto prima, quello delle giurisdizioni sovrapposte nei paesi della diaspora, e la volontà comune è di organizzare la diaspora in accordo con l’ecclesiologia ortodossa, con la tradizione canonica e con la pratica ecclesiale. Nelle circostanze attuali una transizione immediata all’ordinamento strettamente canonico – cioè la presenza di un solo vescovo nella stessa sede – è impraticabile, per ovvie ragioni storiche e pastorali. Per far fronte a questa realtà le Chiese hanno deciso di stabilire una situazione di transizione, con Assemblee di vescovi in varie regioni, che preparerà il terreno per una soluzione canonica del problema. Ogni Assemblea ha il compito di preparare un progetto da presentare al Santo e grande Concilio, perché quest’ultimo possa procedere a delineare una soluzione canonica. Il documento Diaspora ortodossa, approvato a Chambesy nel 2009, è dedicato a questo tema.

Relazioni ecumeniche

Al tema ecumenico è dedicato il documento Relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano, che abbiamo tradotto in italiano su Il Regno – documenti 7,2016. In esso si afferma che la Chiesa ortodossa, che è una, santa, cattolica e apostolica, crede fermamente di avere un ruolo centrale nel promuovere l’unità dei cristiani nel mondo moderno. Per questo ha sempre coltivato il dialogo con quanti sono separati da essa, vicini e lontani, ed è stata una pioniera nel movimento ecumenico fin dal suo inizio, contribuendo alla sua formazione e al suo sviluppo. Mentre prende parte alle relazioni ecumeniche – si afferma - la Chiesa non sacrifica mai i suoi principi, e le posizioni che assume hanno tutte come fine ultimo la restaurazione dell’unità nella vera fede e nell’amore, l’obiettivo finale di tutti i dialoghi teologici in atto. All’interno dell’ortodossia questo tema è guardato da alcune correnti conservatrici con scetticismo, in alcuni casi con aperta ostilità.

Digiuno

L’importanza del digiuno e la sua osservanza oggi – documento approvato nel 2015 a Chambesy – affronta il tema di come adattare alle circostanze moderne il periodo del digiuno, al quale è attribuita una notevole importanza come modo per “proteggere” la vita di fede. In casi particolari di infermità fisica o di estrema necessità o di circostanze difficili sono previste dispense, la cui regolazione è affidata alle Chiese locali.

Matrimonio

Il documento Il sacramento del matrimonio e i suoi impedimenti, approvato a Chambesy nel gennaio di quest’anno ma senza le firme dei patriarchi di Antiochia e di Georgia (contrari ai matrimoni misti), proclama il carattere sacro del matrimonio come insegnamento fondamentale e indiscutibile della Chiesa. Difendere la sacralità del mistero del matrimonio è sempre stato particolarmente importante per preservare la famiglia, che irradia nella Chiesa e nella società la comunione delle persone coniugate. Il matrimonio tra un ortodosso e un non ortodosso è proibito e possibile solo con dispensa, mentre il matrimonio tra un ortodosso e un non cristiano è assolutamente proibito. I fedeli che contraggono un matrimonio civile devono essere avvicinati con responsabilità pastorale, necessaria perché capiscano il valore del sacramento del matrimonio. Non sono riconosciute le unioni omosessuali o qualsiasi altra forma di convivenza.

Missione

Sarebbe per così dire la Gaudium et spes del Concilio panortodosso il documento La missione della Chiesa nel mondo contemporaneo, approvato a Chambesy nel gennaio di quest’anno e tradotto in italiano su Il Regno. Condividendo le preoccupazioni e le ansie dell’umanità di oggi riguardo alle domande esistenziali fondamentali, la Chiesa vuole offrire il suo messaggio di amore e riconciliazione che viene dal Vangelo e dalla tradizione patristica e liturgica. Esprime la sua cura per la dignità della persona, la sua visione dei limiti e delle implicazioni della libertà e della responsabilità umana, e delinea la sua visione sulla natura della vera pace, la cessazione della guerra e della violenza, e la giustizia sociale, politica ed economica.

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