mercoledì 1 giugno 2016

M. Marzano, Papà, mamma e gender

di Niccolò Pesci*
M. Marzano, Papà, mamma e gender, UTET – De Agostini, Novara 2015, pp. 160, € 12,00.

È vero che si vuole insegnare ai bambini che possono scegliere il sesso che preferiscono? Che cosa significa che d’ora in poi nelle scuole non si parlerà più di padre o di madre, ma di «genitore 1» e «genitore 2»? Sono queste le domande, allarmate, che circolano da tempo riguardo la «teoria del gender»: un insieme di concetti complessi, spesso confusi, su cui è diventato difficile formarsi un’opinione il più possibile obiettiva.


Michela Marzano, docente di filosofia all’Université Paris Descartes, con questo volume si propone di fare chiarezza nella giungla delle diverse interpretazioni che circondano l’argomento, perché «nominare in maniera corretta le cose, diceva Albert Camus, è un modo per tentare di far diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo». Attraverso la lettura e la critica dei tanti documenti disponibili in rete, Marzano racconta la genesi del concetto di «gender» e le sue mille sfaccettature, spiegando la differenza tra identità e ruolo di genere, tra sesso e orientamento sessuale, tra essenzialismo e costruttivismo, tentando di fissare alcuni termini e nozioni all’interno di un campo che, come disse il card. Martini, è «oscuro, profondo, magmatico, difficilmente definibile».

L’autrice sceglie d’affrontare di petto le polemiche e le controversie che, oggi, infiammano il tema, schierandosi apertamente e non esitando a rievocare episodi familiari, per spiegare «da dove si parla». Ed ecco allora la sua famiglia, con i genitori «cattolici e meridionali», e il fratello Arturo, «che è gay» e ha dovuto convivere per anni con un lacerante senso di colpa.
Un po’ saggio filosofico, un po’ pamphlet polemico: il libro oscilla fra questi due poli, con una scrittura incandescente che piacerà sicuramente a coloro che combattono le discriminazioni, ma che forse lascerà maggiormente perplesso chi invece sperava in un volume sobrio, oggettivo, che affrontasse il tema accantonando per un attimo i sentimenti e le passioni che agitano i protagonisti del dibattito.


* L'articolo è apparso su Regno-att. 6,2016,165

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