domenica 26 giugno 2016

Il Concilio è finito, inizia il dialogo. La Chiesa ortodossa entra nel terzo millennio

Accademia ortodossa di Creta (foto © John Mindala).
E’ un messaggio di dialogo e riconciliazione quello che conclude il Santo e grande Concilio delle Chiese ortodosse, tenutosi a Creta dal 19 giugno e terminato oggi con la sacra liturgia celebrata nella chiesa di San Pietro e Paolo a Chania.

Dopo il Vangelo è stato letto il Messaggio del Santo e grande Concilio della Chiesa ortodossa al popolo ortodosso e a tutte le persone di buona volontà, approvato ieri dai circa 230 vescovi e gerarchi delle 10 Chiese ortodosse autocefale convenute, che sintetizza il significato dell’evento, percepito da tutti i partecipanti come storico.

Già ieri, chiudendo le sessioni, il patriarca ecumenico Bartolomeo I aveva sottolineato la gioia e la speranza che sono nate come primi frutti del Concilio, nonostante tutte le difficoltà e il dolore per la mancata partecipazione di quattro Chiese autocefale, quelle di Russia, Georgia, Bulgaria e Antiochia, che pochi giorni prima dell’inizio avevano annunciato che non sarebbero andate. Nella discussione dei 6 documenti (vedi scheda) “non è stato tutto rose e fiori, ma c’è stata la volontà di tutti di appianare le difficoltà con l’illuminazione dello Spirito, che ci guida alla concordia, e questo è il contributo più grande che portiamo alla nostra Chiesa e a tutta l’umanità”. E ha aggiunto: “Tutti insieme abbiamo scritto una nuova pagina di storia, e glorifichiamo Dio per questo”.
Il messaggio finale, del quale pubblicheremo più tardi una nostra traduzione italiana, è una grande apologia del dialogo. Dialogo tra le Chiese ortodosse innanzitutto, per portare quella testimonianza del Vangelo di amore, pace, giustizia e riconciliazione che sentono come la loro chiamata di fronte alle sfide del mondo di oggi. Ma anche dialogo con le altre Chiese cristiane, quel dialogo ecumenico per il quale il patriarca ecumenico si è speso instancabilmente nei suoi 25 anni di ministero, perché - ha detto ieri – “l’unità ortodossa serve anche la causa dell’unità dei cristiani”. E poi dialogo interreligioso: “L’esplosione del fondamentalismo che vediamo in diverse religioni rappresenta un’espressione di religiosità malata. Un serio dialogo interreligioso aiuta in modo significativo a promuovere reciproca fiducia, pace e riconciliazione”.

Ma il dialogo che la Chiesa ortodossa vuole aprire, e che sarà portato avanti in modo processuale con altri concili – è già stato fatto capire chiaramente –, è con il mondo intero nella storia presente, con tutte le sue potenzialità, rischi, illusioni, domande e risposte o presunte tali. Un processo di dialogo si apre, e – come è stato detto venerdì in conferenza stampa – non è possibile anticiparne gli esiti, ma è un frutto positivo in sé stesso.

Le Chiese ortodosse entrano nel terzo millennio con un atteggiamento nuovo, e accettano la sfida di farlo rimanendo fedeli alla loro tradizione. “Il Santo e grande Concilio ha aperto il nostro orizzonte verso il mondo nella sua varietà e molteplicità. Ha enfatizzato la nostra responsabilità nel luogo e nel momento, sempre con la prospettiva dell’eternità. La Chiesa ortodossa, mantenendo intatto il suo carattere sacramentale e soteriologico, è sensibile al dolore, all’angoscia e all’invocazione di pace e giustizia dei popoli del mondo. E ‘proclama, giorno dopo giorno, la buona notizia della Sua salvezza, annunciando la Sua gloria tra le nazioni e le Sue meraviglie tra tutti i popoli’ (Sal 95)”.

Daniela Sala

Nessun commento:

Posta un commento