venerdì 20 maggio 2016

Terremoto in Emilia: quattro anni son passati

Dopo quattro anni dal sisma che ha colpito l'Emilia nel maggio 2012, ora lentamente il cratere si sta ritirando ed è ormai quasi dimezzato. Gradualmente continuano anche i processi di ricostruzione: ad oggi  su 60 Comuni coinvolti, 25 hanno completato o stanno per concludere la ricostruzione degli edifici privati, case e aziende. L'obiettivo è il recupero di dei centri storici e delle opere pubbliche, ma  "c'è ancora tanto da fare" - ha detto il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, commissario per la ricostruzione a Repubblica - "Ma questa striscia di terra che produceva il 2% del Pil nazionale tornerà più bella, più forte, più sicura di prima". 
Di seguito sul Regno le cronache del sisma emiliano di P. Stefani, F. Rossi ed E. Pirazzoli.



L’angoscia del possibile. E l’importanza di valori collettivi non economici, di P. Stefani.
"Nel corso della prima metà del 2012 l’Emilia Romagna ha sperimentato prima una particolare potenza fisica del cielo poi una, ben peggiore, della terra. A febbraio Bologna e la Romagna erano sotto una coltre bianca che cresceva, inesorabile, ora dopo ora. Nell'entroterra cesenate i centimetri lasciarono il posto ai metri. Tutto si fermò, molti tetti furono danneggiati, gli ulivi abbarbicati sulle colline furono bruciati dal gelo. Danni e costi furono sensibili. Le giornate però si allungavano, si sapeva che la primavera sarebbe giunta. Un mese dopo non ci sarebbe stata più traccia di neve. Fino all'inverno prossimo non se ne parlerà; le statistiche lasciano, inoltre, sperare che, per un pezzo, la neve non cadrà più in quelle eccezionali proporzioni. La terra trema senza conoscere stagioni. Che ci sia il solstizio d’estate non le importa nulla. Può andare avanti così fino all'equinozio. Voci allarmate parlano addirittura di anni. Il terremoto viene da ciò che ci sostiene, il suolo".

di F. Rossi. 
"Prima ancora delle case – distrutte, inagibili, o che comunque necessitano di significativi lavori per tornare come prima – sono i luoghi simbolo della comunità i più colpiti dal terremoto che dal 20 maggio fa tremare il Nord Italia. Ferite le chiese, con tanti campanili venuti giù o a rischio collasso da un momento all'altro; colpiti i municipi, luoghi della vita civile, e il patrimonio storico-artistico di tanti paesi emiliani e della bassa mantovana (oltre che, in misura minore, della provincia di Rovigo); in ginocchio il distretto industriale di Mirandola – con i suoi capannoni in larga parte crollati – e tutte le aziende del territorio. La gente continua ad aver paura, sussultando per ogni scossa e, generalmente, preferendo sistemazioni di fortuna anche se la propria casa è stata dichiarata agibile".

Ci sono convegni «che non si sarebbero mai voluti fare»: così Adriano Guarnieri,
vicepresidente della Fondazione Lercaro di Bologna, ha salutato l’apertura dei lavori
della giornata di studi dedicata a «Chiese e terremoto. Prospettive di ricostruzione», organizzata per il 16 maggio, a un anno dal sisma emiliano, a Bologna, presso la sede di Dies Domini – Centro studi per l’architettura sacra e la città. Più di un giornalista lo ha definito il «terremoto delle chiese» o «dei campanili » e in effetti le immagini di diversi orologi dei campanili fermi alle 4.03 del 20 maggio 2012 sono diventate il simbolo dei danni subiti dalle molte cittadine e frazioni colpite dalle scosse. Le chiese, ma anche le rocche, le torri civiche e poi i capannoni delle fabbriche, oltre alle abitazioni. Il terremoto ha sconvolto la Bassa padana, il suo tessuto produttivo e quello sociale, soprattutto per il suo essere completamente inatteso (Cf. Regno-att. 12,2012,367ss.).


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