lunedì 23 maggio 2016

Europa - Migrazioni. I corridoi umanitari


Nati da un Protocollo d'intesa sottoscritto, il 15 dicembre 2015, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell'Interno, Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e Tavola Valdese, i corridoi umanitari sono un "progetto-pilota" di alto profilo umanitario Frutto di una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti i corridoi umanitari prevedono l'arrivo nel nostro Paese, nell'arco di due anni, di 1000 profughi da paesi interessati da guerre civili e violenza diffusa. Un primo bilancio su Regno-att. 6,2016,138.

di Paolo Tomassone*

La prima famiglia, quattro persone bisognose di cure urgenti, è arrivata a inizio febbraio; altri 93 profughi (con 41 minori) sono stati accolti in Italia il 29 febbraio; il terzo gruppo, con 98 persone provenienti da alcuni piccoli campi spontanei in Libano, è atterrato a Roma il 3 maggio. È il primo bilancio dei «corridoi umanitari», nati da una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti – Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche, Chiese valdesi e metodiste – che hanno scelto di unire le loro forze per dare una risposta al dramma dei rifugiati e richiedenti asilo.

L’obiettivo del progetto-pilota, il primo di questo genere in Europa, è quello d’accompagnare nel nostro paese, nell’arco di due anni, 1.000 profughi dal Libano (per lo più siriani fuggiti dalla guerra), dal Marocco (dove approda gran parte di chi proviene dai paesi subsahariani interessati da guerre civili e violenza diffusa) e dall’Etiopia (eritrei, somali e sudanesi).

Tra gli scopi dei corridoi, quello di evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre, concedere a persone in «condizioni di vulnerabilità» (oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo, consentire di entrare in Italia in modo sicuro per sé e per tutti. 

Una volta arrivati in Italia, ai profughi viene offerta un’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori e altre iniziative, grazie al lavoro di volontari e di associazioni sparse sul territorio. A ogni straniero accolto viene consegnata una copia della Costituzione italiana tradotta nella propria lingua.

Le associazioni, attraverso contatti diretti nei paesi interessati dal progetto o segnalazioni fornite da organismi, Chiese e associazioni locali, predispongono una lista di potenziali beneficiari, tra persone in condizioni di vulnerabilità, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa o etnica; ogni segnalazione viene verificata prima dai propri responsabili, poi dalle autorità italiane; le liste dei potenziali beneficiari vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei paesi coinvolti per permettere il controllo da parte del Ministero dell’interno; i consolati italiani nei paesi interessati rilasciano, poi, i visti con validità territoriale limitata.

Le organizzazioni che hanno proposto il progetto s’impegnano a fornire assistenza legale, ospitalità e accoglienza per un congruo periodo di tempo, sostegno economico per il trasferimento in Italia e nel percorso d’integrazione nel nostro paese.

Nessun commento:

Posta un commento