mercoledì 25 maggio 2016

Discernimento per una morale in uscita, alla luce di Evangelii gaudium

Cosa intende papa Francesco laddove parla della sua visione dinamica e "in uscita" dell'evangelizzazione e missione della Chiesa che faccia propria la pratica del discernimento come metodo per "una morale dal cuore del Vangelo"? Ma soprattutto cosa si intende realmente, nella vita quotidiana, con la parola "discernimento": si tratta di buon senso, virtù della prudenza o semplice capacità di giudizio corretto? O non piuttosto di "approccio alla vita che scaturisce dalla familiarità col Vangelo di chi sa trovare Dio in tutte le cose"?: Carla Corbella per il blog Moralia
di Carla Corbella*
Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium papa Francesco esprime in modo organico la sua visione dell’evangelizzazione e missione della Chiesa, sottolineandone le modalità. Se il centro è il dinamismo di uscita che Dio provoca nei credenti (n.20) tale dinamismo non può più essere nei termini di crociata, brandendo semplicemente il decalogo o il prontuario dei precedetti e dei castighi, l’elenco dei peccati mortali e veniali.
La morale cristiana deve dunque accettare di non potersi più imporre al mondo con l’insistenza su principi e regole e norme (n.35). Essendo una morale dal cuore del Vangelo (n.34 e segg), essa deve piuttosto proporre la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù morto e risorto (n.36), in un contesto in cui gli interlocutori difficilmente sono in grado di collegare il suo discorso con il nucleo essenziale del Vangelo stesso (n.34).
Un metodo di azione in Evangelii gaudium
Tale approccio, che si ritrova mutatis mutandis anche nella più recente Amoris Laetitia, ha nel discernimento un metodo importante per cercare, trovare e decidere di vivere il bene possibile qui e ora. Ciò non può lasciar indifferente la teologia morale: è come se il papa indicasse un orizzonte e tracciasse un metodo di azione per trovare cammini realistici nella fedeltà alla dottrina e nell’attenzione alla persone concrete.
In questo senso la pratica del discernimento, se rettamente intesa e sapientemente usata, può essere uno strumento valido per un cammino di incarnazione della virtù non per un rilassante relativismo. Ma di cosa si tratta quando si parla di discernimento?
Per discernimento il papa indica la capacità di esercitare la propria libertà nel prendere decisioni, in particolare quelle che riguardano l’identificazione dei mezzi per raggiungere il fine che ci si è proposti - cioè scegliere ciò che piace a Dio nel concreto della vita in ordine al bene comune.
Discernimento come approccio alla vita
Si chiede, dunque, una chiarezza in ordine al fine che è fare la volontà di Dio, trovandosi però in uno stato di incertezza riguardo ai mezzi. Dunque discernimento non come buon senso, o virtù della prudenza o semplice capacità di giudizio corretto. Piuttosto come approccio alla vita che scaturisce dalla familiarità col Vangelo di chi sa trovare Dio in tutte le cose.
Non si tratta solo di un approccio teorico: da qui devono scaturire azioni concrete che mirino realmente al massimo bene possibile in questa data situazione concreta per queste persone. La prova della realtà aiuta a verificare la reale bontà della decisione ed eventualmente correggere il tiro.
È chiaro che ciò che fa parte di un discernimento pratico in una certa situazione non può essere elevato al rango delle norme. Queste ultime restano invece sempre come orizzonte al cui interno il discernimento si compie: discernimento e norme rimandano sempre l’uno all’altra, completandosi - anche se il vero discernimento spinge al massimo bene possibile qui e ora mentre una logica legalista rischia di schiacciare sul minimo indispensabile.
L’agire quotidiano per realizzare il massimo bene
In particolare il papa parla di discernimento evangelico (n.50), chiamato a chiarire ciò che può essere frutto del Regno e ciò che nuoce al progetto di Dio. Per fare ciò si richiama alle regole del discernimento spirituale proposte da sant’Ignazio e dunque nella comprensione degli spiriti: distinguere il buono dal cattivo e quindi agire, seguendo quello che viene da Dio, respingendo l’altro.
Qui si evidenzia che moralità e spiritualità non sono interpretazioni concorrenti dell’uomo perché lo Spirito porta l’uomo verso il suo essere più vero. Evidentemente è necessaria una grande pratica della Parola di Dio, un chiara indifferenza verso i vantaggi personali e il desiderio sincero di cercare il meglio per vivere secondo Cristo.
In questo senso la gioia del Vangelo è criterio di discernimento non in termini di spensierato fare quello che si vuole ma nel senso che si fa tutto il possibile per realizzare il bene maggiore in questa circostanza e con queste condizioni.

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